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Antonella Colicchia

Viagra ai capi tribù dell’Afghanistan: la CIA induce allo stupro?


È passata quasi sotto silenzio la notizia pubblicata dal Washington Post e ripresa da agenzie di stampa e quotidiani di tutto il mondo secondo la quale uomini della Cia avrebbero distribuito Viagra ai capi tribù dell’Afghanistan e del Pakistan in cambio di informazioni sulla presenza dei Talebani nelle zone da essi controllate e sui loro movimenti. Pare che gli anziani capi clan, increduli sulle proprietà delle pillole blu, le abbiano immediatamente sperimentate e apprezzate, al punto da chiedere rifornimenti e scorte.
Non essendo la notizia stata finora smentita, bisogna prenderla per vera. A colpire è il tono divertito, più da nota curiosa che da vera e propria news, con cui si è trattato l’argomento. Il punto è: quale argomento? Stiamo parlando di anziani capi tribù afghani e pachistani, cioè vecchi poligami, che hanno preso in moglie -con la forza, di regola - donne giovani e giovanissime, spesso bambine, prive di ogni diritto e soggette a indicibili abusi e stupri quotidiani. Dare Viagra a questi violentatori seriali è un’idea di stampo nazista, crudeltà pura, partorita da chi ha in spregio la vita delle donne a quelle latitudini. Una scelta assurda, come regalare tritolo a un terrorista e mitragliette di ultima generazione a rapinatori abituali. In questi casi, ma basti pensare al più comune uso dei collaboratori di giustizia nelle indagini per mafia, corruzione, ecc, si solleverebbero questioni morali, coscienze turbate, dibattiti infiniti. Il Viagra ai capi tribù pachistani passa tutt’al più come un trucchetto tra uomini: i più civilizzati che iniziano agli agi della vita moderna gli arretrati indigeni, in cambio d’informazioni s’intende, un po’ come l’alcol agli indiani d’America ai tempi della Grande Conquista. Ma qui la fregatura equivale a decine, forse centinaia, di stupri. Un atto che la mente maschile spesso non riesce a catalogare per quello che è: un abominio, senza paragoni per la ferocia con cui azzera la persona che lo subisce e la precipita in un degrado psicofisico da cui è difficilissimo risorgere. Ma la questione è più grande: nella lotta contro il fondamentalismo (terrorista e non) islamico conta davvero qualcosa la difesa della dignità umana e dei diritti minimi delle donne, sia nei Paesi nemici, ex nemici, o contigui a Bin Laden (Afghanistan, Iraq, Pachistan, Yemen, Palestina, ecc) sia qui nel nostro democratico Occidente? A giudicare dalle ultime mosse degli spacciatori di Viagra dell’Intelligence, la risposta è no. Il 2009 si profila già in tutta la sua cupezza. Unica speranza, il fattore H, cioè Hillary. La Clinton, neo segretario di Stato Usa, potrebbe avere la testa giusta per impostare diverse strategie investigative, ma ci vorrebbero donne ai vertici dei Servizi e anche dell’esercito.

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Antonella Colicchia