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Jo Meyrowitz
Cairo guadagna, ma i suoi redattori no!
Questa è il servizio satirico virtualmente confezionato e pubblicato oggi su Cdrcairoblog.it, sito ufficiale del sindacato giornalisti della casa editrice del presidente del Torino che a fronte di un utile in salita del 18% persegue da anni a non alzare minimamente lo stipendio dei suoi redattori. Di seguito il testo dell’articolo inserito nell’immagine:
“In giugno avevo detto a mia moglie: quest’anno stanzio un budget ferie di 1800 euro, come un qualunque mio redattore. E’ stato un incubo. Appena rimesso piede in corso Magenta ho chiamato il fido Ferrauto e gli ho ordinato di capovolgere la sua politica sindacale: subito un aumento di 180 euro (netti, chè non ci compri nemmeno un paio di scarpe per il pupo) ed entro fine anno il bis, se l’utile sale com’è stato finora…”
Urbano Cairo, soddisfatto delle vendite delle sue pubblicazioni, cresciute da 2,8 milioni fino a quota 35,4 milioni (mentre la pubblicità su stampa è rimasta sostanzialmente ferma) e degli acquisti sul calciomercato che rafforzano la sua squadra, il Toro, aggiunge: “sono grato più che mai ai giornalisti che per molto, molto, molto meno di quello che incassa, non dico un attaccante ma un guardalinee, fanno molto, molto, molto di più per il nostro Gruppo. Da oggi, valorizzo le risorse interne, questi disgraziati non vedono un euro da anni e scrivono e impaginano copie su copie di giornali che mi hanno permesso di essere Editore con la E maiuscola. D’altra parte sono l’unico che guadagna. Grazie a me, certo. Ma un briciolino grazie anche a loro”.
Secco il commento di Franco Siddi, Presidente dell’FNSI: “Un esempio per tutti gli editori”.
Lo scopo degli editori oggi è sempre meno quello di informare e sempre più quello di persuadere il lettore a comprare e il sano vecchio mestiere del giornalista non può più trovare un terreno fertile all’interno di questo ambiente ormai inquinato dal potere del marketing e della pubblicità, e Cairo, da buon pubblicitario, lo sa bene e fa crescere le sue tasche col minimo di spesa. Purtroppo, non è più il giornalista qualificato che fa rendere il giornale, ma una buona marchetta! La libertà di stampa e la ricerca della verità non interessano a Cairo nè agli altri editori e, a quanto pare, nemmeno a una certa fascia di lettori che consuma i resti più avariati di una cultura di massa agonizzante: il gossip, il sesso e la demagogia facile fatta di buoni sentimenti.
Mucche a impatto zero
Se pensavamo che fossero le quattro ruote la fonte principale di emissione di gas a effetto serra dobbiamo ricrederci: ad avere un impatto pari al 18% sul surriscaldamento climatico del pianeta sono infatti le quattro zampe. Il dato inquietante emerge dall’ultimo rapporto del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico dove risulta che l’agricoltura è una delle maggiori fonti di emissione di gas a effetto serra e lo dobbiamo principalmente al bestiame, che produce gas più nocivi di quanto non ne producano i trasporti.

Nel 2006 Honda si è presentata al Fruitstock Festival di Londra con una Civic ibrida truccata da mucca. Il messaggio voleva essere ecologico.
Anche perchè la causa principale questa volta non è l’anidride carbonica, bensì gas come il protossido di azoto e il metano che contribuiscono al riscaldamento terrestre rispettivamente 300 volte e 23 volte di più rispetto all’impatto che ha già l’anidride carbonica. E gli animali di allevamento, in particolar modo i bovini, producono ben il 65% di emissioni di protossido di azoto e il 37% di metano che costituisce un terzo dell’impatto ambientale che ha l’agricoltura sul riscaldamento climatico del pianeta.
Il problema era già stato messo in luce, un anno fa, in un rapporto della Fao in cui si sottolineava il fatto che la crescente espansione della zootecnia è divenuta un flagello mondiale di proporzioni disastrose: il bestiame occupa oggi ben il 26% di superficie terrestre non coperta da ghiacci e viene impiegato oltre un terzo delle terre coltivabili esclusivamente per alimentarlo. In pratica, se fino a solo un secolo fa il bestiame si nutriva solo del foraggio delle praterie, oggi vastissime estensioni di terreno coltivabile vengono convertite alla produzione di cereali per la zootecnia invece che per l’alimentazione umana. In questo modo i bovini finiscono col “divorare” interi ecosistemi e aree coltivabili oltre a contaminare le acque dolci di rifiuti e pesticidi. La colpa si sa, non è ovviamente dei poveri bovini, quanto piuttosto dell’essere umano che, come afferma Jeremy Rifkin, finisce con l’incidere “sempre di più sulla catena alimentare della Terra, con diete a base di carne, a spese dell’integrità del pianeta” e aggiunge:
“L’inefficienza e lo spreco derivanti da una dieta a base di carne sono molto peggio degli analoghi inconvenienti dovuti all’uso di automobili che bruciano una gran quantità di carburante. Se confrontiamo il rendimento di un terreno destinato alla coltivazione di cereali per l’alimentazione umana con quello di un altro destinato invece a produrre granaglie per gli animali, vediamo che un acro del primo fornisce il quintuplo delle proteine del secondo. I legumi producono una quantità di proteine dieci volte superiore e i vegetali ricchi di foglie 15 volte superiore, per ogni acro, rispetto a quelle che si ricavano dall’allevamento del bestiame.” (J. Rifkin, Rivoluzione vegetariana, 2006)
Perchè allora foraggiare ancora bovini e non promuovere invece una riduzione del consumo di carne, così come si sta facendo nei confronti dei consumi di benzina e gasolio con le automobili, in favore di una dieta maggiormente vegetariana? L’idea dell’essere umano carnivoro è una percezione che appartiene solo a quest’ultimo secolo e il consumo indotto di carne è stato alimentato dai paesi ricchi a vantaggio della crescita di un mercato zootecnico che oggi costituisce il 40 % della produzione agricola mondiale e dà occupazione a più di un miliardo di persone, e questo spesso a scapito delle popolazioni più povere che si sono trovate, invece, espropriate del fabbisogno alimentare che derivava loro da terreni che in precedenza erano destinati all’alimentazione umana.
Ma l’essere umano non è animale carnivoro, bensì onnivoro e la sua evoluzione è stata segnata più dal consumo di frutta e verdura che non di carne. Ciononostante l’impegno degli studiosi e dei Governi è mirato non tanto a toccare gli interessi che derivano dal mercato zootecnico, quanto piuttosto a chiamare in causa ancora la bioingegneria.
Quest’ultima, dopo aver cercato di ottimizzare negli ultimi decenni la produzione agricola riducendo l’uso di diserbanti e la coltivazione in favore di guadagni più elevati, ma incentivando l’utilizzo di fertilizzanti a base di azoto, oggi vienechiamata invece a porre un rimedio al problema climatico.
La società californiana Arcadia Biosciences, per esempio, ha sviluppato una varietà di riso ad alto rendimento, tollerante al sale, che richiede il 50% in meno di concimi azotati rispetto alla coltivazione del riso convenzionale e una minore richiesta di scorte di acqua dolce. In seguito ad accordi stretti da Arcadia con con l’African Agricultural Technology Foundation (AATF) e la Regione Autonoma del Ningxia in Cina, l’utilizzo di questa varietà di riso potrebbe esercitare un’impatto positivo sulla coltivazione del riso e la salute dell’uomo. Arcadia Biosciences sostiene di vendere una quantità geni di riso efficiente che, stimano, potrebbero farci risparmiare fino a 50 milioni di anidride carbonica all’anno. Tuttavia, la sfida biogenetica si muove soprattutto in direzione di un nuovo modello di economia sostenibile in cui i processi biochimici devono andare gradualmente a sostituire quelli industriali. La Synthetic Genomics, ad esempio, sta lavorando, in collaborazione con BP, su dei micro-organismi che potrebbero produrre una risposta alternativa e più pulita alla benzina, mentre la sua concorrente, Amyris Biotechnologies fa le sue ricerche su insetti che potrebbero produrre addirittura carburante per gli aerei.
In ogni caso, mentre i bio-ingegneri si scervellano su quali siano le soluzioni più adeguate al futuro sostenibile, a noi non rimane che riflettere sulla bistecca di manzo che si presenta sul nostro piatto, sul fatto che consumiamo una quantità di proteine assai superiore a quelle che il nostro organismo sia mai in grado di assorbire e che una dieta basata soprattutto su frutta e verdura sarebbe più che sufficiente a garantirci tutte quelle proteine da cui ne trarrebbe vantaggio non solo la nostra salute, ma anche quella del pianeta in cui viviamo. Questo, almeno, fino a quando non ci restituiranno le sane vecchie mucche a impatto zero!
Nuovi dati sull’impatto dei social media: la Cina primeggia sugli States
UniversalMcCann ha rilasciato un nuovo rapporto sull’impatto dei social media (blog, social networks, online video) all’interno dell’attuale panorama globale dei media, basandosi su un campione di 17.000 utenti Internet presi da tutto il mondo durante lo scorso Marzo. Dall’analisi emerge che i social media e in particolare i blog stanno occupando una parte sempre più rilevante nel consumo globale di informazione, da parte di chi utilizza Internet, rispetto ai media tradizionali.
I blog, in particolare, rappresentano un fenomeno ormai distribuito internazionalmente anche presso culture diverse, come Cina, Filippine e Mexico.
Video online, blog, podcast, social network e feed RSS sono diventati tutti componenti essenziali nel consumo di interessi in Internet. Questi sono alcuni dati rilevati dal rapporto:
- l’83% degli utenti guarda i filmati online, in salita rispetto al 62% del giugno dello scorso anno
- il 78% legge i blog della Rete, in salita rispetto al precedente 66%
- il 57% degli utenti Internet sono in questo momento membri di almeno un social network
- il consumo di contenuti RSS è in ascesa rapida, dal 15% del 2007 al 39% di quest’anno
- i podcast sono divenuti uno dei principali canali di trasmissione via Internet, ascoltati dal 48% degli internauti
Il fenomeno chiave attorno al quale gira la crescita dei social media è sicuramente quello dei social network:
- il 55% condivide foto
- il 22% condivide filmati
- il 31% ha attivato un blog personale
- il 22% di coloro che partecipano a un social network ha installato nel proprio computer anche un’applicazione o un widget
Il maggiore social network presente sulla rete rimane MySpace raggiunto settimanalmente dal 32% degli utenti Internet, seguito subito dopo da Facebook (23%), anche se Mario Sundar, promotore della comunità online di Linkedin - ll celebre social network dedicato ai professionisti - sostiene sulla base di un sondaggio rilevato da Nielsen a Marzo, che Linkedin ha sorpassato Facebook in termini di crescita. Dall’anno scorso, infatti, Linkedin ha avuto una rapida e fenomenale ascesa di ben 319 punti percentuali, rispetto alla crescita del 98% di Facebook.

Questo è il diretto risultato di un interesse crescente verso i siti di social networking da parte anche di quell’utenza che finora se ne era tenuta distante come gli utenti sopra i 45 anni che oggi costituiscono sorprendentemente ben il 31% della comunità Linkedin.
Il social media è diventato dunque un fenomeno globale: il rapporto di UniversalMcCann, per esempio, ci rivela che i mercati dove la penetrazione del fenomeno blogging è maggiore sono la Cina (70%), le Filippine (66%) e il Mexico (60%). Le Filippine primeggiano anche nel social networking con l’83% e a seguire l’Ungaria e la Polonia con il 76%. La Cina, in particolare, primeggia addirittura sugli States: i blogger cinesi sono 42 milioni, mentre negli Stati Uniti sono 26 milioni, nonostante tutte le misure di dissuasione politica cinese adottate nei confronti dei social media che indubbiamente costituiscono la porta d’ingresso verso un sistema di relazioni sociali maggiormente trasversale e democratico e, pertanto, meno controllabile.
A proposito di libertà di opinione…
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Rivera al Concerto del 1°Maggio
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Il 2 maggio l’Osservatore Romano scrive:
“Anche questo è terrorismo. E’ terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. E’ terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore, l’amore per la vita e l’amore per l’uomo. E’ vile e terroristico lanciare sassi questa volta addirittura contro il Papa, sentendosi coperti dalle grida di approvazione di una folla facilmente eccitabile. Ed usando argomenti risibili, manifestando la solita sconcertante ignoranza sui temi nei quali si pretende di intervenire pur facendo tutt’altro mestiere”. E’ l’Osservatore Romano a sottolinearlo riferendosi al concerto del 1 maggio in piazza San Giovanni, durante il quale, ”uno dei ‘conduttori’ ha tenuto un piccolo comizio nel quale ha mischiato varie cose e varie aggressioni verbali, dando vita ad un confuso e approssimativo discorso sull’evoluzionismo e sui temi della vita e della morte. Tutto questo di fronte a circa 400.000 persone e ad un più numeroso pubblico televisivo. […] I sindacati ed altri partecipanti alla manifestazione si sono dissociati dalle parole del ‘conduttore’. Eppure - prosegue l’Osservatore Romano - resta il fatto che questo personaggio, al quale purtroppo si è costretti a concedere ora un’immeritata notorietà, da qualcuno è stato scelto. E chi l’ha scelto non ha tenuto conto del momento che stiamo vivendo. Le parole del ‘conduttore’ forse sono solo espressione di una sconcertante superficialità. Ma la loro pericolosità non è altrettanto superficiale. […] Sono di queste ore - ricorda il quotidiano vaticano - gli attacchi e le minacce, pesanti, rivolte al presidente della Cei, l’Arcivescovo Angelo Bagnasco. Sono di queste ore anche gli slogan nei cortei inneggianti ai terroristi, i messaggi che appaiono su Internet, provenienti da ‘br’ in carcere, un’offensiva che cerca di trovare terreno fertile nell’odio anticlericale. Un odio purtroppo coscientemente alimentato da chi fa del laicismo la sua sola ragione d’essere, per convenienza politica.”
Dai microfoni di Radio DeeJay Rivera risponde alle critiche dell’Osservatore Romano:
“I miei testi li ho proposti agli autori e sono stati approvati. La maggior parte dei mie detrattori ha detto che ho fatto delle battute fuori luogo… Allora l’articolo 21 della costituzione che ci fa lì? Non è fuori luogo? […] Trovo molto più violento mandare una pallottola a Bagnasco, quello è grave, io faccio autocritica: sono un cattolico, credo in una Chiesa libera, in una libera coscienza. Io sono fuori da ogni clima d’odio. Trovo molto più violente delle trasmissioni sul calcio dove si urla e si istiga all’odio negli stadi.”



