Mi ero ripromesso che non avrei più parlato di Eluana, che avrei rispettato come un amico, un familiare, un fratello la situazione terribile che suo padre Peppino sta vivendo nel rispetto di un mistero che trascende infinitamente la nostra ridicola piccolezza terrena. Un silenzio che dovrebbe diventare comune preghiera e, invece, è continuamente interrotto da un insistente rumore politico disturbante che vuole portare troppo banalmente in piazza il dibattito su un tema che dovrebbe interrogare non la politica, nè una religiosità secolarizzata, quanto piuttosto noi stessi e solo noi stessi, Eluana e solo Eluana, suo padre e solo suo padre, nel silenzio umile del mistero che lo avvolge. Un rumore, per questo doppiamente fastidioso in cui le parole di un premier e di un capo religioso diventano solo irritanti e sostanzialmente irrilevanti rispetto all'infinito silenzio dell'Onnipotente e per chi quel silenzio cerca di ascoltarlo dentro di sè. Parole arroganti, soprattutto quando la presunta coscienza di un singolo, in odore di strumentalizzazione e abuso di potere, vuole farsi parossisticamente coscienza di tutti, a costo di piegare lo stato di diritto e ...