Onna (L'Aquila) - A Onna le persiane di molte case temporanee si aprono ogni mattina sulle macerie del paese vecchio, sbriciolato dal terremoto del 6 aprile. La piccola Madonna che sta accanto ai nomi delle vittime ha il capo appena rivolto verso l'alto ma gli occhi guardano dritto davanti a lei: pietre, avanzi di muri, tetti obliqui e finestre che pendono da un lato come gli orologi di Salvador Dalì. Anche i finestroni dell'asilo comunale, nuovo di vita e di schiamazzi, da alcune angolature permettono di vedere e rivedere quello che è stato durante una notte e quello che non potrà più essere.
Non è stato facile affrontare gli sguardi delle persone di questo paese, che con fierezza ogni mattina si svegliano e fissano la loro vita per come è stata fino al 5 aprile: a loro, parlare della storia di una volontaria internazionale, Laura Scotti, che morì dieci anni fa in Kosovo, mi pareva fuori tema, considerando l'intorno, i panni ancora stesi sul filo di una casa distrutta e abbandonata, le piastrelle di una cucina senza più tetto che ti ...