<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress/2.1.2" -->
<rss version="2.0" 
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/">
<channel>
	<title>Commenti a: La politica del Web</title>
	<link>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106</link>
	<description>Potere informare</description>
	<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 03:45:01 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.1.2</generator>

	<item>
		<title>Di: Tommaso De Benetti</title>
		<link>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-241</link>
		<author>Tommaso De Benetti</author>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2007 23:05:51 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-241</guid>
					<description>Articolo molto interessante. Proababilmente si ricorda di me, mi sono laureato con lei con una tesi sulle communities online nel 2006. Al momento scrivo da Helsinki, dove adesso studio, e ho intenzione di scrivere una tesi sul Web 2.0. Tutta la discussione sul fenomeno Grillo è davvero interessante dal punto di vista "dell'eveluzione del mezzo". Magari mi riservo qualche commento extra per un orario più decente ;)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo molto interessante. Proababilmente si ricorda di me, mi sono laureato con lei con una tesi sulle communities online nel 2006. Al momento scrivo da Helsinki, dove adesso studio, e ho intenzione di scrivere una tesi sul Web 2.0. Tutta la discussione sul fenomeno Grillo è davvero interessante dal punto di vista &#8220;dell&#8217;eveluzione del mezzo&#8221;. Magari mi riservo qualche commento extra per un orario più decente <img src='http://www.dominiopubblico.it/DP/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Di: Giacinto Puccini</title>
		<link>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-242</link>
		<author>Giacinto Puccini</author>
		<pubDate>Fri, 28 Sep 2007 12:54:57 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-242</guid>
					<description>Caro Professore,
mi permetto l'appellativo perché sembra che lei sia, per l'appunto, un Professore.

Interessanti tesi; sto seguendo il dibattito su internet e i nuovi modelli cognitivi un po' da fuori, sa.. ho ormai una certa età.

Veda, nell'ultimo capoverso del suo articolo lei mette in file concetti altissimi, me lo consenta, come informazione, cultura, linguaggi, conoscenza.

La sua tesi di fondo mi sembra sia: internet prende l'informazione così come nota in epoca di mass media e la parcellizza, moltiplica, replica e riorganizza in palinsesti personalizzati di fruitori-elaboratori. 

Vede però, ora io le scrivo e il mio commento andrà sotto il suo articolo. 'Sotto' è un ordine, da sopra a sotto, verticale. Per definizione è gerarchico, non crede? Allora se internet è una 'tavola rotonda' non sarebbe meglio procedere orizzontalmente, oppure circolarmente? 

Oltre a una considerazione direi quasi estetica vorrei che lei mi aiutasse a figurarmi un'altra e più importante dimensione della questione: ma quando lei dice che "chi vuole fare informazione diventi promotore [...], garante [...], artefice [..]" non sta parlando precisamente della figura professionale del giornalista?

La saluto e, mi auguro, la aspetto.
GP</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Professore,<br />
mi permetto l&#8217;appellativo perché sembra che lei sia, per l&#8217;appunto, un Professore.</p>
<p>Interessanti tesi; sto seguendo il dibattito su internet e i nuovi modelli cognitivi un po&#8217; da fuori, sa.. ho ormai una certa età.</p>
<p>Veda, nell&#8217;ultimo capoverso del suo articolo lei mette in file concetti altissimi, me lo consenta, come informazione, cultura, linguaggi, conoscenza.</p>
<p>La sua tesi di fondo mi sembra sia: internet prende l&#8217;informazione così come nota in epoca di mass media e la parcellizza, moltiplica, replica e riorganizza in palinsesti personalizzati di fruitori-elaboratori. </p>
<p>Vede però, ora io le scrivo e il mio commento andrà sotto il suo articolo. &#8216;Sotto&#8217; è un ordine, da sopra a sotto, verticale. Per definizione è gerarchico, non crede? Allora se internet è una &#8216;tavola rotonda&#8217; non sarebbe meglio procedere orizzontalmente, oppure circolarmente? </p>
<p>Oltre a una considerazione direi quasi estetica vorrei che lei mi aiutasse a figurarmi un&#8217;altra e più importante dimensione della questione: ma quando lei dice che &#8220;chi vuole fare informazione diventi promotore [&#8230;], garante [&#8230;], artefice [..]&#8221; non sta parlando precisamente della figura professionale del giornalista?</p>
<p>La saluto e, mi auguro, la aspetto.<br />
GP</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Di: Ugo Guidolin</title>
		<link>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-243</link>
		<author>Ugo Guidolin</author>
		<pubDate>Fri, 28 Sep 2007 18:08:55 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-243</guid>
					<description>Caro GP, ritengo che le piattaforme di condivisione della conoscenza oggi offerte dal web siano ancora grezze. Questo è naturale, perchè vengono concepite e ingabbiate dal nostro modo di comunicare e dalle nostre mappe mentali: da secoli siamo abituati a organizzare e ordinare sempre il nostro pensiero in tassonomie predefinite, ordini sequenziali, lettere e numeri, date e territori. Anche una dimensione del non-luogo come il web finisce per essere così riorganizzata dall'uomo secondo gli stessi criteri spazio-temporali. Ciononostante sarebbe arduo pensare fin da subito a una svolta cognitiva in senso opposto: nessun mezzo di comunicazione che abbia esteso l'apparato cognitivo dell'uomo può considerarsi sopraffatto da un sistema successivo, quanto casomai ri-mediato e in tal senso il concetto di tavola rotonda dovrà comunque prescindere dal fatto che la scrittura è per sua struttura sequenziale. Ciò su cui la Redazione sta attualmente lavorando a livello strutturale è di inserire dei criteri trasversali di organizzazione dei commenti organizzandoli in thread e permettendo alla comunità di far scendere o salire un thread sulla base del rating. 
Ma veniamo alla seconda tua domanda. Certo che sì, mi riferisco alla figura professionale del giornalista. Temo che i giornalisti oggi non abbiano la percezione della trasformazione in atto, che non abbiano capito che la loro professione per come è concepita oggi potrebbe essere destinata a consumarsi. E non tanto perchè l'informazione stampata e tutti i mass media non costituiscono più la maggiore fonte di informazione o perchè l'informazione stampata sarà sempre in differita rispetto a quella "in tempo reale" della Rete. Non è nemmeno la gratuità dell'informazione il fattore discriminante, anzi un sondaggio dell'European Journaism Observatory dimostra che l'utenza sarebbe ben disposta a a pagare per avere accesso ai contenuti online, se questi offrono informazioni e servizi ad alto valore aggiunto che non riuscirebbero a raggiungere diversamente. Ne sono la dimostrazione il successo delle offerte on demand dei fornitori di servizi per la telefonia mobile e l'incredibile successo del sistema di distribuzione della musica online di Apple, in grado di far fronte senza problemi anche alle insidie del famigerato spettro della pirateria musicale (un settore quello della musica che ha sempre anticipato i tempi). Anche la pubblicità tradizionale che sostiene l'industria editoriale, è da tempo in crisi, ma colossi d'oltreoceano come Google e Yahoo ci hanno dimostrato che il loro fatturato pubblicitario cresce  e a livelli invidiabili. 
Se andiamo a cercare i motivi del successo di queste operazioni scopriremo una realtà di fondo: tutte queste operazioni sono state centrate sui requisiti e le esigenze del singolo, non di una massa. E' il singolo che seleziona l'informazione ed è direttamente responsabile del suo processo informativo. Google non esercita alcuna persuasione pubblicitaria, ma fa più fatturato di tutti gli altri siti che mettono banner a destra e a manca. Google lavora sulle scelte del singolo, s'inserisce sulle sue specifiche esigenze cercando di fornirgli informazioni utili. A titolo esemplificativo, se devo recarmi in un luogo e ne cerco l'indirizzo su Google Maps, il servizio mi restituisce anche la mappa dei negozi, degli hotel e la loro posizione nella zona. E' un'informazione pubblicitaria mirata sulle scelte dell'utente finale che non percepisce la presenza del negozio o dell'hotel come intrusiva, ma come servizio utile. Il National Geographic ha intravisto subito l'occasione di promuoversi sulle mappe di Google distribuendo il proprio marchio nelle aree geografiche su cui può offrire delle informazioni utili. 
Qui si capovolge il modello di mercato dell’informazione così come lo abbiamo sempre concepito:  un concetto di distribuzione che si  trasforma in comunicazione e un consumo che diventa utilizzo on demand - non necessariamente gratuito - di beni e servizi.
Da qui dobbiamo partire per cominciare a ripensare a un nuovo giornalismo. Il giornalista non solo deve continuare a essere l’attore di una costante rielaborazione e selezione delle risorse culturali, il garante della validità e rilevanza delle informazioni (ruolo molto importante in epoca di information overload), ma anche l’artefice di nuove pratiche comunicative, strumenti e linguaggi che rendano il giornalismo del domani uno spazio di elaborazione orizzontale e non verticale del sapere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro GP, ritengo che le piattaforme di condivisione della conoscenza oggi offerte dal web siano ancora grezze. Questo è naturale, perchè vengono concepite e ingabbiate dal nostro modo di comunicare e dalle nostre mappe mentali: da secoli siamo abituati a organizzare e ordinare sempre il nostro pensiero in tassonomie predefinite, ordini sequenziali, lettere e numeri, date e territori. Anche una dimensione del non-luogo come il web finisce per essere così riorganizzata dall&#8217;uomo secondo gli stessi criteri spazio-temporali. Ciononostante sarebbe arduo pensare fin da subito a una svolta cognitiva in senso opposto: nessun mezzo di comunicazione che abbia esteso l&#8217;apparato cognitivo dell&#8217;uomo può considerarsi sopraffatto da un sistema successivo, quanto casomai ri-mediato e in tal senso il concetto di tavola rotonda dovrà comunque prescindere dal fatto che la scrittura è per sua struttura sequenziale. Ciò su cui la Redazione sta attualmente lavorando a livello strutturale è di inserire dei criteri trasversali di organizzazione dei commenti organizzandoli in thread e permettendo alla comunità di far scendere o salire un thread sulla base del rating.<br />
Ma veniamo alla seconda tua domanda. Certo che sì, mi riferisco alla figura professionale del giornalista. Temo che i giornalisti oggi non abbiano la percezione della trasformazione in atto, che non abbiano capito che la loro professione per come è concepita oggi potrebbe essere destinata a consumarsi. E non tanto perchè l&#8217;informazione stampata e tutti i mass media non costituiscono più la maggiore fonte di informazione o perchè l&#8217;informazione stampata sarà sempre in differita rispetto a quella &#8220;in tempo reale&#8221; della Rete. Non è nemmeno la gratuità dell&#8217;informazione il fattore discriminante, anzi un sondaggio dell&#8217;European Journaism Observatory dimostra che l&#8217;utenza sarebbe ben disposta a a pagare per avere accesso ai contenuti online, se questi offrono informazioni e servizi ad alto valore aggiunto che non riuscirebbero a raggiungere diversamente. Ne sono la dimostrazione il successo delle offerte on demand dei fornitori di servizi per la telefonia mobile e l&#8217;incredibile successo del sistema di distribuzione della musica online di Apple, in grado di far fronte senza problemi anche alle insidie del famigerato spettro della pirateria musicale (un settore quello della musica che ha sempre anticipato i tempi). Anche la pubblicità tradizionale che sostiene l&#8217;industria editoriale, è da tempo in crisi, ma colossi d&#8217;oltreoceano come Google e Yahoo ci hanno dimostrato che il loro fatturato pubblicitario cresce  e a livelli invidiabili.<br />
Se andiamo a cercare i motivi del successo di queste operazioni scopriremo una realtà di fondo: tutte queste operazioni sono state centrate sui requisiti e le esigenze del singolo, non di una massa. E&#8217; il singolo che seleziona l&#8217;informazione ed è direttamente responsabile del suo processo informativo. Google non esercita alcuna persuasione pubblicitaria, ma fa più fatturato di tutti gli altri siti che mettono banner a destra e a manca. Google lavora sulle scelte del singolo, s&#8217;inserisce sulle sue specifiche esigenze cercando di fornirgli informazioni utili. A titolo esemplificativo, se devo recarmi in un luogo e ne cerco l&#8217;indirizzo su Google Maps, il servizio mi restituisce anche la mappa dei negozi, degli hotel e la loro posizione nella zona. E&#8217; un&#8217;informazione pubblicitaria mirata sulle scelte dell&#8217;utente finale che non percepisce la presenza del negozio o dell&#8217;hotel come intrusiva, ma come servizio utile. Il National Geographic ha intravisto subito l&#8217;occasione di promuoversi sulle mappe di Google distribuendo il proprio marchio nelle aree geografiche su cui può offrire delle informazioni utili.<br />
Qui si capovolge il modello di mercato dell’informazione così come lo abbiamo sempre concepito:  un concetto di distribuzione che si  trasforma in comunicazione e un consumo che diventa utilizzo on demand - non necessariamente gratuito - di beni e servizi.<br />
Da qui dobbiamo partire per cominciare a ripensare a un nuovo giornalismo. Il giornalista non solo deve continuare a essere l’attore di una costante rielaborazione e selezione delle risorse culturali, il garante della validità e rilevanza delle informazioni (ruolo molto importante in epoca di information overload), ma anche l’artefice di nuove pratiche comunicative, strumenti e linguaggi che rendano il giornalismo del domani uno spazio di elaborazione orizzontale e non verticale del sapere.</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Di: Maurizio Ciraolo</title>
		<link>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-245</link>
		<author>Maurizio Ciraolo</author>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2007 08:29:23 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-245</guid>
					<description>Grande Ugo, gran bell'articolo. A proposito di intelligenza collettiva, consiglio "Preda" di Michael Crichton... è "solo" un romanzo ma la teoria che sta alla base è spiegata molto bene. 
Ciao</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grande Ugo, gran bell&#8217;articolo. A proposito di intelligenza collettiva, consiglio &#8220;Preda&#8221; di Michael Crichton&#8230; è &#8220;solo&#8221; un romanzo ma la teoria che sta alla base è spiegata molto bene.<br />
Ciao</p>
]]></content:encoded>
				</item>
	<item>
		<title>Di: GP</title>
		<link>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-251</link>
		<author>GP</author>
		<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 14:00:31 +0000</pubDate>
		<guid>http://www.dominiopubblico.it/DP/?p=106#comment-251</guid>
					<description>Eh, Professore, lei ha passione, si legge.
Certo, mi cita a sostegno delle sue argomentazioni cose che un po' mi sfuggono, un po' mi inquietano, un po' mi irritano. Ma queste sono altri pensieri.. privacy (sa che c'è una parola italiana per esprimere il concetto?!...), pubblicità... 
Restiamo sull'interessante ruolo del giornalista.
Confermo: se nel Tg della sera potessi vedere i soli servizi di Ennio Remondino e Vincenzo Mollica ne sarei lieto. 
Ma ampliando lo sguardo dal sè al sociale, mi sembra di capire che lei dica: i principi del giornalismo restano gli stessi, il modo di lavorare resta lo stesso, cambia la distribuzione del prodotto culturale "articolo"...
Cioé io vado su Google, sulle mappe, mi cerco Londra e trovo un un pezzo dell'esperta di Musei che mi descrive l'ultima mostra al British Museum.. 
Ho fatto il primo esempio che mi è saltato alla mente, ma in realtà diventa difficile per me ricomporre un'informazione distribuita con i temi del fruitore. Cioè io cerco Londra sulle mappe di Google, mi appare un video-report su.. su.. sul disagio sociale e i comportamenti antisociali, pare emergenza latente in Inghilterra... ma a me non interessa! 
La questione: come faccio a incrociare un giornalista così come ce lo siamo raccontato, gli ambienti della rete così come accennati da lei e i miei interessi? Dove si incontrano? Non è che questo processo lo organizzano i grandi editori? E allora siamo da capo.
La aspetto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eh, Professore, lei ha passione, si legge.<br />
Certo, mi cita a sostegno delle sue argomentazioni cose che un po&#8217; mi sfuggono, un po&#8217; mi inquietano, un po&#8217; mi irritano. Ma queste sono altri pensieri.. privacy (sa che c&#8217;è una parola italiana per esprimere il concetto?!&#8230;), pubblicità&#8230;<br />
Restiamo sull&#8217;interessante ruolo del giornalista.<br />
Confermo: se nel Tg della sera potessi vedere i soli servizi di Ennio Remondino e Vincenzo Mollica ne sarei lieto.<br />
Ma ampliando lo sguardo dal sè al sociale, mi sembra di capire che lei dica: i principi del giornalismo restano gli stessi, il modo di lavorare resta lo stesso, cambia la distribuzione del prodotto culturale &#8220;articolo&#8221;&#8230;<br />
Cioé io vado su Google, sulle mappe, mi cerco Londra e trovo un un pezzo dell&#8217;esperta di Musei che mi descrive l&#8217;ultima mostra al British Museum..<br />
Ho fatto il primo esempio che mi è saltato alla mente, ma in realtà diventa difficile per me ricomporre un&#8217;informazione distribuita con i temi del fruitore. Cioè io cerco Londra sulle mappe di Google, mi appare un video-report su.. su.. sul disagio sociale e i comportamenti antisociali, pare emergenza latente in Inghilterra&#8230; ma a me non interessa!<br />
La questione: come faccio a incrociare un giornalista così come ce lo siamo raccontato, gli ambienti della rete così come accennati da lei e i miei interessi? Dove si incontrano? Non è che questo processo lo organizzano i grandi editori? E allora siamo da capo.<br />
La aspetto.</p>
]]></content:encoded>
				</item>
</channel>
</rss>
