L’ossessione identitaria




Dall’ossessione dell’immagine siamo passati all’ossessione dell’identità. E così come erroneamente si pensava 15 anni fa che si potesse determinare la propria immagine, che si potesse apparire quello che si vuole annullando il ruolo dell’interlocutore, di chi riceve il messaggio; da qualche anno si pensa che le identità siano definite una volta per tutte e non a caso si utilizzano metafore genetiche che fanno riferimento al DNA.
Questo spinge a considerare i confini come minacce e non come luoghi di contatto, per dirla con Baumann.
Invece l’identità è un processo di costruzione consapevole e interattiva che si sviluppa attraverso processi di costruzione di senso relazionali, mi identifico solo in relazione ad un altro, mi faccio identificare affrontando problemi, trovando soluzioni e quando funzionano queste diventano parte della mia cultura del mio modo di vedere le cose e di dare un senso alle cose che faccio. Anche l’identità, soprattutto, l’identità è un processo di costruzione sociale nel quale la comunicazione svolge gioco un ruolo cruciale.



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    Spiacente, ma non è più possibile lasciare un commento.