Omofobia e senso comune: Gasparri difende Berlusconi
Voglio proporre con questa nota, una breve analisi della conversazione di un estratto di quanto oggi affermato dal capogruppo al senato del Pdl Maurizio Gasparri alle telecamere di Klauscondicio. Partiamo dalla trascrizione letterale dell’intervento:
‘Se il peccato, ovviamente si fa per dire, di Berlusconi fosse stato quello dell’omosessualita’ avrebbe goduto di maggiori tutele, avrebbe usufruito dell’ipocrisia del politically correct e gli avrebbero risparmiato la gogna. Ci sarebbe stata meno enfasi perche’ nel raccontare le cose avrebbero avuto paura di sconfinare in atteggiamento di discriminazione. Sarebbe stato piu’ tutelato, soprattutto le lobby gay lo avrebbero difeso. Se fossero pubblicate le intercettazioni di ciascuno, se l’indagine del privato fosse sistematica e indiscriminata chissa’ cosa verrebbe fuori’.
Gasparri, nell’intervista parla, ovviamente, della vicenda del Barigate. Partiamo dai dati: non sappiamo ancora se Berlusconi si andato o meno a letto con la escort e se questa escort sia stata o meno un regalo dell’imprenditore Tarantini per ottenere appalti legati alla Protezione Civile, ma di sicuro sappiamo che lei, la Monteleone e la Rosssiani erano a cena a Palazzo Grazioli la sera in cui Obama è stato eletto a palazzo Grazioli, come documentano le foto pubblicate sui giornali italiani e i riscontri consegnati dalla D’Addario alla magistratura barese. La D’Addario e la Monteleone sostengono poi che ci sia stato un rapporto sessuale fr la escort pugliese e il premier, ma questi elementi sono ancora al vaglio della magistratura.
Il brano in generale è quello che in etnometodologia viene chiamato un “account”, ovvero una spiegazione. Durante la nostra vita quotidiana, tutti noi siamo continuamente impegnati a fornire accounts del nostro comportamento, sia in forma verbale, che in forma non verbale. Il nostro sforzo continuo, come spiega bene Harvey Sacks in un saggio è quello di dimostrare agli altri che siamo persone ordinarie. Quando qualche nostro comportamento può essere frainteso o sanzionato, ecco allora che entrano in gioco gli accounts, dei modi per giustificare l’eventuale errore, non contraddicendo le regole del senso comune. Scott e Lyman (1968) ne individuano di due tipi principali: le scuse, quel tipo di atti linguistici con cui l’attore conferma la norma, ma spiega le cause accidentali e non volontarie del comportamento ad essa contrario; e le giustificazioni, quel tipo di atto linguistico che non nega la norma, ma ne afferma la non applicabilità al caso concreto.
Gasparri, in questo brano fa qualcosa in effetti di diverso: usa sì una giustificazione, ma basata sulla non sanzionabilità di un comportamento poiché, a la Mozart, “così fan tutti” e poiché meno grave dell’omosessualità.
Nella prima fase, il senatore non nega l’accaduto, ma sceglie di metterlo in comparazione con un altro “peccato”: l’omosessualità. Intanto, sminuisce la gravità dell’accaduto, ma non lo nega, affermando: ‘Se il peccato, ovviamente si fa per dire, di Berlusconi’. Abbiamo quindi le seguenti premesse implicite:
- Berlusconi è stato a letto con la D’Addario;
- A mio avviso, ciò non costituisce un grave peccato;
- come grave peccato non è l’omosessualità.
Le prime due premesse indicano chiaramente come per Gasparri l’adulterio e il sesso a pagamento con una escort non costituiscano gravi comportamenti morali per un politico presidente del Consiglio. L’uso del termine ‘peccato’ è contestuale poiché fa riferimento alle critiche contenute nell’editoriale di don Sciortino pubblicato ieri su Famiglia Cristiana. Questo tipo di giustificazione è in effetti perfettamente corrispondente con la percezione di Gasparri del senso comune dell’uomo italiano, secondo cui ‘trombare’ fuori dal matrimonio pagando una escort è una cosa che fan tutti e non riprovevole. Anzi. E’ un elemento degno di ammirazione per un maschio, tanto è vero che anche su Facebook sono sorti dei gruppi di destra a favore del premier recanti nell’intestazione “Silvio non preoccuparti, trombatele tutte” e nelle retoriche di chi difende il premier c’è anche una riproposizione della vulgata ’siete tutti invidiosi, vorreste essere voi al suo posto’. Personalmente, non lo invidio per niente. Il senso comune è quindi quello della società dei magnaccioni, dell’Italia di Totò e Peppino che invitano le ballerine al ristorante e lasciano la sorella, donna ed incapace, chiusa nella stanza di albergo, nelle geniali scene di “Totò, Peppino e la Malafemmena”. Queste premesse, le premesse del machismo e del sessimo maschilista sono state profondamente attaccate da tre docenti accademiche italiane firmatarie di un documento che è stato pubblicato due giorni fa sul Times.
Tornando invece sull’uso del termine ‘peccato’ va messo in luce come Gasparri in qualche modo richiami qui una sua interpretazione di una doppia morale della cristianità, rispettosa e ortodossa in pubblica, godereccia e peccaminosa in privato.
Messa in luce la premessa sessista del discorso del senatore, passiamo ora ad una analisi della componente omofoba del suo discorso. L’equiparazione dell’omosessualità ad un peccato simile a quello dell’adulterio o del sesso a pagamento include diversi stereotipi:
- intanto si confonde un orientamento sessuale con una pratica: l’omosessuale ama partner del proprio genere, indipendentemente da quello che ci fa a letto;
- in secondo luogo, si allude, neanche troppo velatamente, ad una associazione stereotipica fra omosessualità e perversione;
- in terzo luogo, si indica la omosessualità come una forma di devianza: se infatti la si compara ad un potenziale ‘peccato’ per un politico, implicitamente si sta affermando che si tratta, per l’appunto, di una perversione, di una forma di devianza.
Andando avanti nel discorso, Gasparri tocca il tema della valutazione morale del presidente del Consiglio, affermando che un omosessuale:
a) ‘avrebbe goduto di maggiori tutele’, ‘Sarebbe stato piu’ tutelato’;
b) ’soprattutto le lobby gay lo avrebbero difeso’;
c) ‘avrebbe usufruito dell’ipocrisia del politically correct e gli avrebbero risparmiato la gogna. Ci sarebbe stata meno enfasi perche’ nel raccontare le cose avrebbero avuto paura di sconfinare in atteggiamento di discriminazione’.
La prima e la terza di queste ‘mosse interazionali’ nei termini di Forms of Talk (Goffman, 1981) alludono ancora ad una doppia morale, la quale però questa volta chiama in causa la omofobia: Gasparri afferma, implicitamente, che esiste nei politici una riprovazione morale nei confronti della omosessualità - la stessa che ha esplicitato, per altro, il ministro per le pari opportunità, nonché ex valletta di Piazza Grande, Mara Carfagna - la quale però non viene esplicitata per non incorrere nella negazione del politically correct. Implicitamente, quindi, ancora, si afferma che l’omosessualità è un male e che i politici non lo dichiarano esplicitamente perché il loro ruolo istituzionale glielo impedisce. Questo tipo di fenomeno viene chiamato in psicologia sociale razzismo avversativo (Dovidio e Gaertner, 1986): quando provi sentimenti razzisti, ma non li vuoi esplicitare per non incorrere in una cattiva reputazione, eviti del tutto i contatti con le persone a te avverse.
Il punto c), invece, allude a mio avviso al legame politico esistente fra l’associazionismo gay ed alcuni rappresentanti della sinistra parlamentare e non (Vendola e Luxuria e Grillini i più importanti). Anche questo punto, si basa su di una premessa pregiudiziale, quella secondo cui tutti i gay e le lesbiche sarebbero contro il governo, per la sinistra e, per esteso ritornando alla Carfagna, contro la Chiesa. Chi conosce la varietà del movimento GLBT sa benissimo che non è così e che le associazioni di gay e lesbiche e genitori cattolici hanno un certo punto nel movimento.
La terza frase sposa ancora, invece, la logica ‘vizi privati e pubbliche virtù’: ‘Se fossero pubblicate le intercettazioni di ciascuno, se l’indagine del privato fosse sistematica e indiscriminata chissa’ cosa verrebbe fuori’. La premessa questa volta sta nella continuità fra politico e popolare: i politici sono come coloro che li votano, persone normali, persone del ‘popolo’. I politici sono come tutti: imbroglioni, corrotti, scorretti, insensibili, fedifraghi, maschilisti, omofobi. E ad ascoltar parlare Gasparri molte volte ti viene proprio da pensarla così. Con ciò si torna a riconfermare la normalità per il senso comune del comportamento fedifrago e dello sfruttamento per fini sessuali delle donne.
In tre frasi, insomma, Gasparri ha inanellato un numero invidiabile di pregiudizi. Si potrebbe pensare che i politici le sparano grosse e che questo non avrà conseguenza sulla vita di donne e gay. Le cose non vanno esattamente così. In queste ore a Napoli una donna sta rischiando di perdere un occhio a causa delle aggressioni subite da un gruppo di naziskin, per la sola colpa di aver difeso dei ragazzi gay. Tutto ciò difronte all’indifferenza tutti ieri ed alla indifferenza dei politici oggi. E quel silenzio è assordante. Quiet is the new loud, come dicevano tempo fa i Kings of Convenience.


16 Gennaio 2010 ore 07:37
Non hai capito nulla o hai cercato di capire quello che ti é comodo, come al solito succede con tutti voi in diffesa della cultura gay. Il senatore ha detto che se la notizia fosse “silvio é stato a letto con un uomo” cioé se si scoprisse che tradiva la moglie con un uomo perche latente omosessuale, tutti gli maschi (perché per me omosessuali sono solo dei maschilisti) si sarebbero sorti per diffenderlo, invece perché ha fatto il peccato (peccato significa qui tradire la propria moglie, indifferente se a pagamento o gratis, se con uomo o donna) con una donna, sono tutti contro di lui. Capito ora?