Un moto di sdegno
Ascoltando i commenti e le analisi di questi giorni, mi chiedo se è davvero possibile parlare di clima avvelenato, di barbarie, di ritorno agli anni di piombo, lasciando nel contempo che l’intera opposizione – culturale e sociale, ben prima che politica – venga messa alla gogna senza provare almeno una punta di vergogna. Sembra di si. Sembra che non si voglia capire che la violenza è frutto anche di questo atteggiamento, di questo spingere costantemente nell’angolo chi dissente, nascondendo nel contempo le contraddizioni di chi governa.
Nello schieramento di centro-destra, ed ancor più nelle mille espressioni del berlusconismo, esistono gravissime contraddizioni e colpevoli miopie che non possono essere taciute. Non si tratta tanto di interrogarsi sul conflitto di interessi, di difendere a spada tratta la costituzione o di chiedersi come sia possibile che un uomo politico con molte zone d’ombra possa governare un paese che ha nella Mafia un terribile, ed ancora vitale, nemico interno. Ciò che personalmente più mi inquieta e mi disturba è l’organicità tra una parte della stampa ed uno schieramento politico. È naturale, ovvio e salutare che un giornalista abbia delle opinioni ed è fondamentale per un paese democratico che egli possa esprimerle senza temere alcun tipo di ritorsione. Ma questa è cosa ben diversa dal costante gioco di sponda tra giornalisti e politici. In questi giorni, capita di sentire la dichiarazione di un portavoce del centro-destra ripresa letteralmente nell’editoriale del direttore di un importante telegiornale, rafforzata dagli articoli di un giornale di proprietà del Presidente del Consiglio, sommersa di applausi in talk show pomeridiani che si svolgono nelle televisioni di proprietà di quello stesso Presidente. Tutto ciò è normale? Tutto ciò è salutare?
Nella giornata di ieri molto spazio è stato dato a Facebook, visto come un termometro degli umori di una parte del paese. Si è sottolineato come sia preoccupante che tanti si siano iscritti a gruppi di sostegno a Tartaglia. Più che legittimo, sacrosanto. Nello stesso tempo, però, una serie di gruppi nati con finalità completamente diverse (dal sostegno ai terremotati d’Abruzzo alle aste online) sono stati truffaldinamente rinominati, divenendo – all’insaputa degli iscritti – gruppi di sostegno a Berlusconi. Un’operazione ampia, rapida e ben coordinata, che fa pensare all’attività di una società di comunicazione, più che all’operato dei singoli. Durante la puntata di ieri sera del TG1, il servizio su Facebook non solo non riportava l’accaduto in maniera chiara, ma arrivava a suggerire che fossero stati gli oppositori di Tartaglia a compiere l’inganno. Nessuno scandalo per questo. Nessuna indignazione da quei giornali che invece sobbalzano per le dichiarazioni della Bindi (ad arte travisate, visto che l’espressione “Berlusconi non faccia la vittima” è stata riportata senza le parole che la precedevano e che ne chiarivano il senso).
È solo un esempio, nulla più. L’esempio di un malcostume imperante ed ormai largamente tollerato nel giornalismo italiano, ma io mi chiedo se è possibile che il più importante telegiornale italiano menta spudoratamente per fare un favore ad una parte politica. Si tratta di diritto di cronaca? Si tratta di libertà d’espressione? O si tratta di deformare le finalità del giornalismo a fini di lotta politica? Davvero nessuno sente il bisogno di interrogarsi su come questo modo di agire possa contribuire al “clima d’odio”?
Esiste una parte consistente di questo paese che ogni giorno assiste al ricorso sistematico alla menzogna da parte del sistema televisivo e giornalistico. Una quota di cittadini italiani che viene costantemente insultata (la piazza del No B Day era una piazza di “giovinastri in cerca dello scontro”, già “coglioni” e “farabutti”; le preoccupazioni di Casini per la democrazia in questo paese erano “abbaiar di cagnolini”; i contestatori in piazza dovevano provare “vergogna, vergogna, vergogna”), una parte di società civile che ricorda i deliri di uomini di punta del centro-destra ( la vita di certi magistrati non valeva “il prezzo di un proiettile” per Bossi; Mangano era “un eroe” per Previti; Gentilini – già sindaco di Treviso – chiedeva la “rivoluzione contro i giornalisti che infangano la Lega” e voleva dei turaccioli per “ficcarli in bocca e su per il culo a quei giornalisti”). Di fronte a quanto accaduto, alla totale assenza di autocritica da parte del centro-destra, agli ennesimi balbettii imbarazzati del centro-sinistra, all’ambiguità della maggior parte del sistema giornalistico italiano, questa parte di Italia, questi cittadini, questi uomini e queste donne dovrebbero sentirsi responsabili ed accettare di farsi mettere ancora una volta nell’angolo?
Dovrebbero vergognarsi?
Io credo di no e, riprendendo un’espressione tanto cara agli esponenti del centro-destra, rispondo che da lor signori non accetto alcuna lezione.

