Onna, la paura si guarda negli occhi
Onna (L’Aquila) - A Onna le persiane di molte case temporanee si aprono ogni mattina sulle macerie del paese vecchio, sbriciolato dal terremoto del 6 aprile. La piccola Madonna che sta accanto ai nomi delle vittime ha il capo appena rivolto verso l’alto ma gli occhi guardano dritto davanti a lei: pietre, avanzi di muri, tetti obliqui e finestre che pendono da un lato come gli orologi di Salvador Dalì. Anche i finestroni dell’asilo comunale, nuovo di vita e di schiamazzi, da alcune angolature permettono di vedere e rivedere quello che è stato durante una notte e quello che non potrà più essere.
Non è stato facile affrontare gli sguardi delle persone di questo paese, che con fierezza ogni mattina si svegliano e fissano la loro vita per come è stata fino al 5 aprile: a loro, parlare della storia di una volontaria internazionale, Laura Scotti, che morì dieci anni fa in Kosovo, mi pareva fuori tema, considerando l’intorno, i panni ancora stesi sul filo di una casa distrutta e abbandonata, le piastrelle di una cucina senza più tetto che ti accolgono all’ingresso del paese. E qualcosa che ti fa sentire straniero, lontano anni luce da un dolore difficile da condividere.
Eppure gli onnesi hanno ascoltato la storia narrata ne “I 189 giorni di Laura” (Ancora), loro che da 8 mesi affrontano i postumi di una guerra diversa, in cui il nemico è la stessa Terra che adorano e da cui non riescono a separarsi. Per la paura gli onnesi hanno trovato l’antidoto: la fissano ogni giorno, come in una moviola. Ogni sera vanno a dormire ma il buio di oggi non è più lo stesso: ha cambiato forma, è denso, ha l’odore di polvere e calcinaccio, è stato violato da un boato di cui ancora non si è spenta l’eco.
I volontari sono eroi qui e quindi anche Laura Scotti ha ricevuto il suo applauso per l’aiuto alle popolazioni del Kosovo, come se gli onnesi, in quel momento, si sentissero un po’ kosovari. E come se anche Laura, con la sua piccola grande storia, fosse stata accolta di diritto nel novero di chi ancora presta aiuto, qui e a L’Aquila: i vigili del fuoco, i volontari della Protezione civile e della Croce rossa, le persone anonime che fanno la spola con l’Abruzzo. Come una coppia di Treviso, che giovedì pomeriggio è arrivata all’asilo comunale con Babbo natale e un regalo particolare per tutti i bambini: una coperta colorata, fatta di anti pezzi di stoffa, confezionata a mano da donne e mamme che il 6 aprile sentivano già il freddo che a dicembre scende dalle montagne qui intorno.
I bambini dell’asilo, radunati nella sala più grande, con il grembiule stirato come il primo giorno di scuola, hanno saputo di una ragazza con i capelli rossi che amava ridere e giocare, che portava giocattoli, aiutava a costruire scuole e poi è stata accolta dal Paese Bianco sopra le Nuvole.
Una fiaba è sempre una fiaba, e inizia sempre con C’era una volta.
I 189 giorni di Laura
Francesca Mineo
I 189 giorni di Laura
Da Milano al Kosovo, una storia esemplare di volontariato internazionale
Ancora, 2009
