I sentimenti dei bambini in affidamento




Mi chiamo Luisa, sono una bambina bionda di otto anni, e ho avuto la sfortuna di nascere in una famiglia che non mi ha curata. Peggio, ha abusato di me. Mesi e anni di carenza d’amore. Di tristezza abbandonica. Tanta trascuratezza e dolore che, alla fine, i servizi sociali, su parere del Tribunale per i Minori, m hanno portata via dalla mia casa – temporaneamente – per mettermi in comunità, dove il cibo c’è e il vestiario è pulito. Ma dove a tre anni non puoi non sentirti sola. Sono passati mesi ed anni. La solitudine è diventata una corazza di sfiducia. “Se la mamma non mi ha voluto bene, se mi ha abbandonato, di chi altri mi potrò fidare?”.
Immaginate che una coppia gentile al vostro quinto compleanno sia venuta a prendervi, e da allora si prenda cura di voi. Una coppia “affidataria”: così vi hanno detto. Conserverete il vostro cognome. Loro vi vorranno bene “a tempo”, per legge. Perché prima o poi tornerete a casa dai vostri veri genitori. Voi li sfidate, li mettete alla prova, fate i capricci. Non ci si può fidare, dopo essere stati soli così tanto. Ma lei, quella che farebbe la mamma, ma solo per un po’, vi piace. E’ simpatica, fa delle ricette stranissime. E poi le storie che vi racconta alla sera, prima di dormire, non ve le ha mai raccontate nessuno. Non glielo dite, ma siete orgogliosi di camminare per la strada tenendole la mano. E lui, quello che farebbe il papà e vi insegna ogni cosa, è buonissimo (lo sentite a pelle) e ride con gli occhi. Insieme a Natale vi hanno fatto il regalo più bello del mondo: siete andati al canile, per scegliere un cagnolino solo che cercasse anche lui una famiglia. E voi lo sapete bene, cosa vuol dire sentirsi abbandonati. Quel bastardino zoppo vi ha preso il cuore.”Questo”, avete detto. E “Tavor” è diventato il vostro compagno di giochi preferito. Sono passati tre anni. Quella è la mamma che volete, quello il papà di cui, adesso, vi fidate, perché vi capisce, senza tanto parlare, ancor più della mamma. E Tavor è il cane della vostra famiglia e capisce più di tutti. A scuola siete la prima della classe, le maestre sono contente. Ma un brutto giorno, la mammastra piange. E il babbastro ha gli occhi rossi e non ha coraggio di guardarvi. Purtroppo, vi dicono, non possiamo più stare con te. L’affido è finito, sei stata dichiarata “adottabile”. Un’altra famiglia ti vorrà bene. “Ma io voglio stare qua, con voi!”. Niente da fare. Tornano quelli dei servizi sociali e ti portano nella nuova famiglia. Nessuno ti ha chiesto: “Tu, dove vuoi stare? Dove ti senti a casa? Dove hai trovato due genitori buoni?”.
E Tavor, nemmeno il mio cagnolino è potuto venire con me. Ho urlato, pianto. “Si calmerà” sentivo dire. Il mondo è nero adesso, nero. Come mi sento? Abbandonato, orfano per legge. Perché la mia mammastra e il babbastro non mi hanno difeso? Perché non mi hanno tenuto? E allora li odio…
In realtà, noi due, genitori affidatari, siamo disperati quanto te, Principessa Luisa. Abbiamo fatto di tutto, ma non c’è stato verso. Per legge, i genitori affidatari non possono adottare in via definitiva il bambino che sia stato dichiarato adottabile. Lo sapevamo prima che era un amore a termine. Per legge. Ma tu, bambina mia, non sai che esiste questa legge. Per te c’è un’unica disperazione: anche noi ti abbiamo abbandonato.
Amici miei, questa è una storia paradigmatica, come centinaia di altre, purtroppo. I genitori affidatari non possono adottare, se non in casi particolarissimi. Se ritenete, che il diritto di un bambino, dichiarato adottabile, debba salvaguardare in prima linea l’affetto, l’amore, la tenerezza, che nel frattempo si sono creati con la coppia affidataria, considerate la petizione al Parlamento che propone di aggiungere un piccolo inciso in calce all’articolo 4, comma 5, della Legge 149 del 2001, sull’affido:”Qualora l’affidamento di un minore si risolva in un’adozione a causa del mancato recupero della famiglia d’origine, vanno protetti, salvo particolari e motivate eccezioni, i rapporti che nel frattempo si siano costituiti”. Per farlo, su Internet andate sul sito: www.lagabbianella.org. Io ho firmato. L’opposto dell’amore non è l’odio. E’ l’indifferenza. Immaginate di essere quella bambina.



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    Questa è una battaglia giusta e doverosa! grazie