Killer e giustizia
Chi di noi non ha mai pensato di assoldare un killer per far fuori qualcuno? Non fate i puri, sicuramente sarà capitato anche a voi: un amante traditore, un capo insopportabile, un vicino antipatico. “Paghiamo un killer per farlo fuori!” è una battuta diffusa negli ambienti lavorativi, nei confronti di dirigenti poco amati. E si sa, dietro le battute c’è sempre un fondo di verità.
Non lo facciamo perché non è sicuro. Non viviamo nella Chicago di Al Capone e sappiamo benissimo che, se catturato, il killer farebbe il nostro nome in qualità di mandante. Sappiate però che se volete uccidere qualcuno sicuri di non essere condannati, un metodo c’è: causate un incidente stradale. Non si tratta di istigazione alla malavita, ma di una riflessione sulla giustizia dei nostri tempi.
Ho perso un amico. Un uomo ha lanciato la sua auto come un proiettile e ha colpito in pieno Alessio e la sua meravigliosa famiglia. Quest’uomo, che ha trasformato l’autostrada in un’arma, guidava in stato di ebbrezza. Già altre volte era stato fermato con un tasso alcolemico troppo elevato e dopo tre giorni dalla tragedia era già agli arresti domiciliari. Si sa come vanno le cose: ci sarà un processo e, se pure ci sarà una condanna, sarà breve. Presto quell’uomo potrà tornare a guidare. E a bere.
Chi ha vissuto queste esperienze sa che cosa si prova in queste occasioni. Io ho dovuto fronteggiare la rabbia dolorosa della sorella di Alessio e ho cercato di raccoglierla con tutto il mio affetto. E a chi, con amore, raccoglieva il mio dolore, ho dovuto ricordare il significato profondo di civiltà. Da molti, con sgomento, ho sentito dire che, se fosse capitato a loro, si sarebbero fatti giustizia da soli. Invocando, in taluni casi, la pena di morte. Ho dovuto richiamare le più profonde radici illuministe della nostra cultura, fare appello ai pensieri fondatori della civiltà moderna, quelli di Voltaire, Jean-Jacques Rousseau, Cesare Beccaria per affrontare i sentimenti e le opinioni che mi travolgevano.
Non voglio vedere morto quell’uomo. Non darebbe consolazione e non restituirebbe alla vita Alessio, Silvia e Nikolas. Sapere però che non tornerà più a guidare, che non ci sarà più la possibilità, almeno da parte sua, di replicare quel che ha fatto, darebbe conforto. Avere giustizia è l’esigenza che nasce sia per la memoria di chi non c’è più, sia per riuscire ad andare avanti. La mancanza di giustizia può avere conseguenze spaventose, portando alla deriva quelli che sono i fondamentali della nostra civiltà moderna. La ragione ha tramutato un naturale moto dell’animo, il desiderio di giustizia, in una forma più evoluta, creando il sistema di legalità. E’ importante che questa legalità sia salvaguardata, altrimenti saranno minate le radici del vivere sociale. La sfiducia nella giustizia riporta a galla gli istinti più primitivi, la legge del taglione, azzera secoli di faticosa costruzione di un vivere più civile, più evoluto e fa nascere desideri di vendetta grossolani.
Non voglio vendere la mia civiltà per una vendetta che non darà consolazione. Vorrei però che questa civiltà, che è il bene più prezioso che l’uomo ha conquistato nella sua storia, fosse tutelata e portata avanti. Con i dovuti atti di giustizia.
L’articolo fa riferimento al tragico incidente in cui ha perso la vita Alessio Peci e la sua famiglia: Padova. Esce dal carcere l’ubriaco che
ha distrutto la famiglia in autostrada | Gazzettino (26 aprile 2010)

