Se mai c’è ne fosse stato bisogno…




Non ho visto la partita con la Slovacchia, se non a piccoli sprazzi. Sapevo come sarebbe andata a finire. No. Non sono un veggente o roba del genere.
Il clima di questa avventura azzurra era ben consolidato già dall’inizio della spedizione, sia dalla maggior parte degli addetti ai lavori, sia dai tifosi disseminati per il globo intero. Non c’era speranza di andare avanti, diciamocelo senza patemi d’animo ora che è finita.
In un clima del genere, con un tasso tecnico ed esperienziale comunque inferiore a favoriti e più atleticamente preparati concorrenti, non potevamo certo aspettarci chissà gran che. E’ stato detto e ripetuto più volte da “illustri” esperti pallonari. Certo i supporters più focosi grideranno allo scandalo per chissà quanto tempo foraggiati da gran parte della stampa “godereccia” dello stivale.
È una caratteristica nazionale ormai consolidata nel tempo scambiare “lucciole per lanterne” e omaggiare il nemico che brucia la casa dove si abita. Così come è sport nazionale, ancor più del pallone, sparare alle ambulanze che trasportano i feriti sconfitti, senza peraltro preoccuparsi di chi, quei feriti, li avrebbe dovuti proteggere e guidare con più raziocinio nell’assalto alla fortezza.
Non faccio nomi di sorta. La debolezza della federazione era già confermata dal brutto affare dell’inaugurazione, con lo sconfitto Viera a consegnare la coppa agli organizzatori invece dei campioni del mondo in carica. Un esempio più calzante di altri ma ognuno, se ha presente la reale situazione del nostro sistema calcio, potrebbe annoverarne altri di stessa taratura.
La spedizione azzurra in un mondiale mediocre e mai così tempestato di polemiche riguardo tutti i fronti, da quello della sicurezza a quello dello spettacolo in campo, non verrà ricordata negli annali del calcio nostrano con tanta dovizia.
E meno male visto che è l’imputato numero uno, Marcello Lippi, ad essere il meno colpevole tra tutti “i nani e le ballerine” che gli sono stati, chi più chi meno, attorno in questi due anni. Lui ha accettato la sentenza senza fiatare da allenatore di gran corso qual’e. Così come ha la scusante di aver scelto da solo il suo destino e di aver cercato seppur senza successo, di cambiarlo in meglio, in buona fede, pagando il prezzo di tasca propria e andando contro una continua gogna mediatica indegna per quello che comunque ha procurato a questa nazionale.
Grazie Marcello. Più della questione sportiva in sé, hai fatto capire ancora una volta, se mai c’è ne fosse stato bisogno, di che pasta è fatto questo paese.



x
Invia a un amico!





Informazioni e links

Unisciti alla "battaglia" commentando, tenendo traccia degli altri commenti o mettendo un link sul tuo blog.


Altri post
Killer e giustizia

Commenti dei lettori

Premia i commenti migliori con il pulsante più e penalizza quelli meno importanti con il pulsante meno.

    Spiacente, ma non è più possibile lasciare un commento.